Progetto Rigetto Cronico Trapianto
L'introduzione di nuovi farmaci antirigetto e i miglioramenti nella chirurgia hanno reso il trapianto la terapia ideale per tutte le più rilevanti forme di insufficienza d'organo, che coinvolgono soprattutto il rene ma anche il cuore, fegato, polmoni, intestino e pancreas. I farmaci anti-rigetto sono efficaci nel contrastare il rigetto acuto - che in genere si verifica entro giorni, settimane o pochi mesi dal trapianto - ma c'è una forma di rigetto, detta cronico, per cui essi non funzionano e non esistono al momento terapie efficaci.
Questo si traduce nel fatto che dopo 12/15 anni dal trapianto solo il 50% degli organi funzionano ancora, mentre gli altri hanno smesso di funzionare. In questi casi è necessario un nuovo trapianto, quando questo è possibile, altrimenti si torna in dialisi nel caso dell'insufficienza renale o si perde il malato nel caso di altre forme di trapianto. Questo rappresenta oggi il problema più grosso della medicina del trapianto.
Senza ricerca non c’è cura
Il trapianto è vita,
Chi Siamo
Il gruppo di ricercatori impegnati in questo programma fa capo al Prof. Paolo Fiorina, Assistant Professor presso il Transplant Research Center della Harvard Medical School di Boston.
Proprio dagli Stati Uniti ha riportato in Italia la mente e l’anima di questo nuovo progetto avvalendosi di un programma per il rientro dei “cervelli” in fuga dall’Italia, la Dottoressa Francesca D’Addio.

La Dr.ssa D’Addio si è laureata in medicina e chirurgia all’Università degli studi di Bologna con il massimo dei voti e specializzata in Nefrologia presso la stessa Università. Ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Scienze Nefrologiche nel 2009 sviluppando un progetto di ricerca sulla terapia immunosoppressiva nel trapianto in collaborazione con il Transplant Research Center della Harvard Medical School di Boston sotto la supervisione del Prof. Mohamed Sayegh, uno dei primi ad aver scoperto le vie di costimolazione immunologica come target per le creazione di nuovi farmaci immunososppressori nel trapianto.
I nostri Successi

Dal 2007 al 2010 la Dr.ssa D’Addio ha ricevuto lo Young Investigator Award presso la American Society of Transplantation e nel 2009 è stata insignita dello Young Innovator Award. Nel 2008, la Dr.ssa D’Addio ha ricevuto la basic science Fellowship dell’American Society of Transplantation per lo studio sul nuovo fattore, Tbet, coinvolto nella genesi del rigetto cronico vascolare. Nel 2010 per il rientro in Italia ha conseguito laERA-EDTA Long-Term Fellowship finanziata dalla European Molecular Biology Association e la posizione di Research Associate all’Istituto Scientifico San Raffaele presso la Divisione Trapianti.
Nell’ambito della sua esperienza di ricerca, la Dr.ssa D’Addio ha portato a termine i seguenti studi:
Utilizzo di ATG + CTLA4-Ig come nuova terapia nel diabete mellito e nel trapianto
Caratterizzazione di TIM3 come nuova via di costimolazione nel trapianto
Nuovo approccio terapeutico nel trapianto con ATG a bassa dose
Ruolo della via di costimolazione PD1-PDL1 nella tolleranza immune
Tbet e IL-17 nel rigetto cronico vascolare
Ruolo di antiCxCr4 nel rigetto del trapianto
I nostri Obiettivi
La ricerca di base però ha ora bisogno di passare al livello successivo e trovare applicazione in campo clinico. Tutti questi studi rappresentano potenziali opzioni terapeutiche per intervenire in maniera proattiva e combattere l’insorgenza e/o il peggioramento del rigetto cronico.
I pazienti trapiantati hanno bisogno di una nuova speranza, di credere che il trapianto che faranno sarà l’unico e durerà per tutta la vita.
Senza la ricerca scientifica in tal senso questo obiettivo non solo non si può realizzare ma non si può neanche avvicinare.

Il nostro obiettivo principale è quello di individuare attraverso un approccio sperimentale tutte le strategie terapeutiche possibili per contrastare il rigetto cronico.
Partiamo dal laboratorio per arrivare al letto del paziente e proporgli qualcosa che possa cambiare per sempre il decorso della sua vita di trapiantato.
Abbiamo tre strade principali da percorrere come nuove terapie nel trapianto:
La mobilizzazione di cellule staminali autologhe per indurre la tolleranza al trapianto
La terapia con cellule staminali in combinazione con il trapianto di organo solido
Il blocco della costimolazione come terapia di mantenimento per una sopravvivenza prolungata dell’organo trapiantato






